Opera sinistra e opera destra, 1991
Lamiera zincata imbiancata
262 × 43 × (da 400 a 1200) cm
"Saldatura" testo in catalogo di Antonella Soldaini
In meccanica il concetto di simmetria è sviluppato per scopi funzionali. In Opera sinistra e opera destra, una delle sculture che Umberto Cavenago presenta in questa mostra, lo stesso concetto viene adottato attraverso un sistema costituito da sei quinte mobili che si muovono in un campo di esistenza che varia da quattro a dodici metri. Si tratta di un’opera unica formata da sei elementi e che in questo caso specifico è stata installata in modo tale che visualmente risulti divisa in due parti. Succede infatti che tre delle quinte che costituiscono la metà dell’opera e che si aprono in modo simmetrico e speculare nei confronti delle altre, sono collocate in una sala della galleria e le altre tre, sono situate in una stanza adiacente alla prima, ma non comunicante con questa. A dividere il lavoro si trova quindi un muro che frammenta irrimediabilmente l’opera e che ne impedisce la percezione totale. La scultura se idealmente mantiene una sua unità formale, nello stesso tempo si trasforma proprio in funzione dell’architettura in cui viene situata. Opera sinistra e opera destra, così come spesso succede in tutti i lavori di Cavenago, (si pensi a L’Arte stanca realizzato al Museo Pecci di Prato nel 1993) drasticamente interagisce con lo spazio in cui viene a trovarsi proprio perché è stato concepito in vista di una potenziale riorganizzazione e ristrutturazione di questo. Nello stesso tempo il lavoro subisce un’influenza dal luogo e si lascia contaminare da questo, tanto da adattarsi e trasformarsi in continuazione. La colorazione bianca con cui è rigorosamente trattata la superficie dell’opera pone ancora più in rilievo l’effetto di identificazione che nasce tra questa e la parete di fondo su cui poggia. La differenza con il supporto a questo punto diventa veramente sottile se non fosse per la leggera tridimensionalità creata dalla sovrapposizione delle quinte. Lo scorrimento lungo la parete e la possibilità di dilatazione insita nella scultura, che può arrivare ad occupare una larghezza di dodici metri, sottende anche un continuo oscillamento tra una dimensione più monumentale ed una totalmente opposta e basata sul desiderio di vuoto e assenza. Il rapporto con il luogo diventa ancora più intenso dal momento in cui l’oggetto si muove. Il movimento in questo caso diviene metafora dello sviluppo del pensiero e mette in evidenza l’importanza che l’artista attribuisce a questo elemento: “... il movimento è l’unica cosa definitiva dell’esistenza dell’uomo”. Implica anche una reazione da parte sua all’idea tradizionale della scultura vista come un qualcosa di statico e definitivo. Lungo la superficie di ogni quinta corrono una serie di scanalature che ricordano nel loro ritmo di pieno - vuoto, il principio della composizione architettonica classica. Contemporaneamente se da una parte l’opera sembra diventare architettura essa stessa, dall’altra il fatto di essere fornita di piccole ruote applicate alla base di ogni quinta, le dà una ulteriore funzione che sfugge e va oltre quella tradizionale dell’architettura. Opera sinistra e opera destra acquista a questo punto una funzione simbolica in un ambito non convenzionale che è quello dell’arte. Essa si pone come un sostegno, seppure labile e non definitivo, di un sistema sfuggente e soggetto a continuo mutamento.
Schizzo progettuale
Con "Un Quadro" di Maurizio Arcangeli
L'alcòva d'acciaio, 2014
Acciaio CorTen
380 × 220 × 420 cm
Vetreria Cristiano Bianchin, 2011
Cemento, acciaio, legno, installazione di Cristiano Bianchin
370 × 283 × 425 cm
Caraglio line, 2010
Luce laser e alluminio
165 × 6 × 450 cm
Monocromo n.180, 2010
Acciaio, alluminio gomma e acrilico
180 × 6 × 21,5 cm
Il Museo pesa, 2009
Affresco e cuscinetti a sfera su ex pesa pubblica di Crotta d'Adda

Monocromo bianco, 2005
"Olio su pietra serena"
210 × 300 × 180 cm
Sfera rossa, 2003
Gomma rossa e valvola da pneumatico
26 × 26 × 26 cm
Superfetazione a camme, 2003
Acciaio, legno, motore elettrico e acrilico
360 × 560 × 100 cm
Parassita funzionale, 2003
Acciaio zincato, cuscinetti a sfera e motore elettrico
Dimensione ambiente
Superfetazione a camme, 2001
Acciaio, legno, acrilico giallo cadmio medio
180 × 125 × 120 cm
Colonna Crepadona, 1999
Acciaio e legno
1600 × 180 × 120 cm
A Piero Manzoni, 1999
Acciaio zincato e cuscinetti a sfera
n. 4 elementi 90 × 35 × 90 cm in posizione simmetrica a distanza variabile
Subway, 1998
Lamiera di ferro e acrilico
200 × 90 × 90 cm
Nastro trasportatore, 1996
Acciaio inox, nastro in PVC e motori elettrici
29 × 18,5 × 780 cm
Rilievi, 1996
Fusioni in bronzo-alluminio

Leon, 1996
Lamiera zincata, legno e monumento con il leone di San Marco a Cittadella
Dimensione del monumento
L'Arte stanca, 1993
Acciaio inox e cuscinetti a sfera
60 × 3200 × 60 cm
A sostegno dell'Arte, 1992
Lamiera zincata e alluminio
n. 50 elementi 75 × 75 × 10 cm ciascuno
Lesene, 1992
Lamiera zincata imbiancata e alluminio
450 × 20 × 10 cm (8 elementi)
Telescopico, 1991
Lamiera zincata, alluminio e acciaio
50 × 20 × 2 500 cm
Telescopico, 1991
Lamiera zincata, alluninio e acciaio
58 × 20 × 350/850 cm
Telescopico, 1991
Lamiera zincata, alluminio e acciaio
20 × 20 × 350/850 cm
A sostegno dell'Arte II (Metropolis), 1991
Lamiera zincata imbiancata
n.6 elementi 600 × 70 × 90 cm ciascuno
Compasso, 1991
Lamiera zincata, alluminio e acciaio inox
170 × 40 × 300 cm
Paesaggio Marino, 1990
Lamiera zincata
190 × 30 × 300 cm
A sostegno dell'Arte I, 1990
Lamiera zincata imbiancata, alluminio e acciaio
300 × 70 × 61 cm ogni elemento
Trave, 1990
Lamiera zincata alluminio e acciaio
26 × 16 × 300/850 cm
Trave, 1990
Lamiera zincata, alluminio e acciaio
49 × 27 × 850 cm
Natura morta, 1990
Lamiera zincata e acciaio
250 × 120 × 250 cm
A sostegno dell'Arte, 1988
Matita su carta
18 × 18 cm
Half Ton, 1988
Alluminio, acciaio, acrilico bianco
220 × 200 × 300 cm