Eccentrica Immaginaria, 2017
Alluminio e acciaio
80 × 350 × 120 cm
Eccentrica immaginaria, Umberto Cavenago e l'installazione per "Surplace" a Varese. Testo di Luca Scarabelli
Accostarsi all’immaginario è predisporsi a sentire un racconto di qualcosa che non c’è, a vedere qualcosa in potenza, proiettarsi in una apparizione. Se ci si trova a camminarci nel mezzo, poi, la possibilità diventa atto percettivo, evento di cui si fa esperienza diretta. Cavenago – che sfida continuamente lo spazio costruendo macchine fisiche che sono anche “veicoli” per mondi immaginari che prendono forma dalla sua passione per la cultura del progetto intrecciata con la passione per la cultura artistica – ci porta a confrontarci con una contingenza in cui lo scarto retorico dell’immaginazione è relativo, perché anche in absentia ci fa percepire il mondo delle cose, le porta in scena in un equilibrio perfetto tra sottrazione e presenza. La sua è una dialettica di incontro tra l’immagine mentale e l’immagine materiale, interdipendenti come scrive Augé in La guerra dei sogni. Sogni e icone che si rincorrono, il come e il cosa. Trasparenza e opacità in fieri direbbe Danto. La parte più complessa di eccentrica immaginaria, opera site specific per lo spazio di Surplace, è stata la sua traduzione in un disegno-cosa. Il primo momento in cui l'idea si fissa è già di per sé un atto costruttivo, la procedura rappresentativa che vi si manifesta a livello eidetico – come immagine mentale, che qui a ben vedere non si perde del tutto – è materializzata in una forma dinamica, proiettata nello spazio per articolarlo: una sfida, visto che un problema è stato quello di trasferire nella realtà una parte del percorso perimetrale di un settore di corona circolare eccentrica rastremata. La sua cultura legata alla funzione è molto fisica, tecnica, produttiva e contemporaneamente sottilmente intellettuale. Una parete dello spazio espositivo di Surplace diventa il “terreno percettivo” che organizza topologicamente il “materiale visivo”. L’elemento architettonico della parete seziona la forma e crea un confine tra ciò che è visibile e concreto, e ciò che è immaginato e dissimulato. Le  finestre dello spazio, principali elementi di trasformazione, sono il motivo concreto che ha determinato le dimensioni e la collocazione dell’opera. Cavenago parte sempre da uno stereotipo per rileggerlo, ribaltarlo, come minimo sfruttarlo per dargli una spinta altrove. Eccentrica immaginaria è un dispositivo scultoreo che dimora fuori e dentro. La sua parte eidetica dentro, la fisica fuori. L’immagine è un processo disvelato e qui il rappresentato si da in un’immagine concreta. È ancora scultura la parte interna? La parte esterna (che disegna in modo nuovo il muro dell’edifico, a cui ci si avvicina con una scala metallica di servizio, passandoci giusto sotto) è sufficiente al racconto? In un gioco di sineddoche visiva in una parte dell’opera nessuna materia è data, ma qualcosa ci dice che è lì, non ci si può sbattere la testa contro, ma la sensazione è di trovarsi in presenza di qualcosa. Nella parte esterna la testa, invece, può effettivamente sbatterci contro. Lo sguardo dello spettatore (vigile e attento nella salita esterna, acuto e interrogativo all’interno) gli da voce. Cavenago misurando lo spazio, e noi con lui, riflette sulle possibilità costruttive di un oggetto – il desiderio e l’oggetto – ma anche su come la scultura può incidere sullo spazio e sul tempo (l’opera è fortemente legata al luogo), ci invita a camminare nel vuoto dell’ambiente dentro un’eccentrica visione. Dalle finestre dello spazio espositivo - che costituiscono una parte della dimensione immateriale - volgendo lo sguardo verso l’esterno, ma all’interno della scultura, si vede qualcosa che risucchia non solo la percezione visiva, ma anche quella uditiva, tramite la presenza di un condotto nel quale quello che si vede e si dice torna indietro. Sì perché Eccentrica immaginaria è anche una macchina che conduce il suono, lo manifesta come atteggiamento… è un attimo bisbigliare o urlare dentro la sua forma per sentire se qualcosa esce dall’altra parte. Una voce-suono che è anche una prova colore, una prova d’effetto, una prova di geometria costruttiva…ascolta di là le mie parole. Una scultura ascoltata. Si tratta di un dispositivo eccentrico che ci permette di capire vedendo e di trasmettere un senso che si costruisce “abitandolo”, facendone esperienza, diventandone misura. C’è il porre e il levare, che è l’antico gioco del fare scultura, ma traslato in forma architettonica eccentrica e immaginativa: ovvero una cosa c’è, e poi non c’è ma c’è e lo spazio vibra. Noi siamo nell’opera.
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Fremito commerciale, 2016
Motovibratore elettrico e carrello da spesa
100 × 60 × 90 cm
Ringway, 2015
Alluminio, acciaio e gomma
160 × 160 × 25 cm
L'alcòva d'acciaio, 2014
Acciaio CorTen
380 × 220 × 420 cm
Primo piano, 2013
Acciaio e acciaio inox
92 × 28 × 240/300 cm
Senza titolo, 2013
Acciaio
78 × 24 × 320/370 cm
Ufficio di revisione antropica, con Giancarlo Norese, 2012
Installazione alla Galleria del Premio Suzzara

L'alcòva d'acciaio, 2011
"Acciaio CorTen"
210 × 300 × 160 cm
C-DUU, 2011
Pastello e acrilico su carta
140 × 220 cm
Vetreria Cristiano Bianchin, 2011
Cemento, acciaio, legno, installazione di Cristiano Bianchin
370 × 283 × 425 cm
Caraglio line, 2010
Luce laser e alluminio
165 × 6 × 450 cm
Cristini Line, 2009
Laser e oggetti trovati nello studio di Ermanno Cristini a Varese
Dimensioni ambiente
Il Museo pesa, 2009
Affresco e cuscinetti a sfera su ex pesa pubblica di Crotta d'Adda

Ipotenusa, 2008
Acciaio
215 × 117 × 160 cm
Sottiletta, 2007
Acciaio inox e alluminio
178 × 156 × 6 cm
CHP1, 2006
Pastello e acrilico su carta
150 × 230 cm
Monocromo bianco, 2005
"Olio su pietra serena"
210 × 300 × 180 cm
Fremito creativo (occhi bianchi), 2004
Gomma nera, motore elettrico e luci led
26 × 15 × 15 cm
La forma del movimento, 2004
Matita grassa e acrilico su cartoncino
15 × 21 cm
Home sweet home, 2004
Legno dipinto

Superfetazione a camme, 2003
Acciaio, legno, motore elettrico e acrilico
360 × 560 × 100 cm
Parassita funzionale, 2003
Acciaio zincato, cuscinetti a sfera e motore elettrico
Dimensione ambiente
Fremito creativo, 2003
Legno di rovere e motori elettrici
Misure ambiente
Fremito creativo, 2003
Gomma nera e motore elettrico
26 × 15 × 15 cm
Superfetazione a camme, 2003
Legno e gomma
180 × 125 × 120 cm
Superfetazione a camme, 2001
Acciaio, legno, acrilico giallo cadmio medio
180 × 125 × 120 cm
Gallery Crossing, 2000
Acciaio, legno, acrilico bianco e attrezzatura da ufficio
85 × 600 × 250 cm
Eccentrico supporto, 2000
Stampa su alluminio
60 × 60 cm
Colonna Crepadona, 1999
Acciaio e legno
1600 × 180 × 120 cm
Veicolo, 1999
Pastello e acrilico su cartoncino
18 × 25 cm
A Piero Manzoni, 1999
Acciaio zincato e cuscinetti a sfera
n. 4 elementi 90 × 35 × 90 cm in posizione simmetrica a distanza variabile
Subway, 1998
Lamiera di ferro e acrilico
200 × 90 × 90 cm
Nastro trasportatore, 1996
Acciaio inox, nastro in PVC e motori elettrici
29 × 18,5 × 780 cm
Leon, 1996
Lamiera zincata, legno e monumento con il leone di San Marco a Cittadella
Dimensione del monumento
Rilievi, 1996
Fusioni in bronzo-alluminio

Visita guidata, 1994
Acciaio inox e alluminio
25 × 54 × 400 cm
Anello, 1994
Acciaio inox e cuscinetti a sfera
500 × 80 × 80 cm
Cubo, 1993
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
L'Arte stanca, 1993
Acciaio inox e cuscinetti a sfera
60 × 3200 × 60 cm
A sostegno dell'Arte, 1992
Lamiera zincata e alluminio
n. 50 elementi 75 × 75 × 10 cm ciascuno
Cubo, 1991
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
A sostegno dell'Arte II (Metropolis), 1991
Lamiera zincata imbiancata
n.6 elementi 600 × 70 × 90 cm ciascuno
Progetto per "A sostegno dell'Arte" , 1991
Disegno a matita su carta
18 × 25 cm
Trave, 1990
Lamiera zincata alluminio e acciaio
26 × 16 × 300/850 cm
Veicolo, 1990
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
A sostegno dell'Arte I, 1990
Lamiera zincata imbiancata, alluminio e acciaio
300 × 70 × 61 cm ogni elemento
Home, 1988
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Autobotte, 1988
Acrilico e pastello su tela

Progetto per Camion a T, 1988
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Progetto per Half Ton, 1988
Inchiostro su carta
18 × 18 cm
Half Ton, 1988
Alluminio, acciaio, acrilico bianco
220 × 200 × 300 cm
Gregorio, 1988
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Contenitore con segni di fuoco, 1986
Fibra ceramica, legno. piombo, nichelcromo, traformatore elettrico e acrilico
95 × 75 × 25 cm