Erratico accidentale calibro 100 nº1, 2018
Stampa 3D in "acido polilattico" (PLA)
10 × 10 × 10 cm

Valentina Petter con Erratico accidentale alla cappella votiva di Castello Cabiaglio in occasione dell'installazione

Qualcosa si muove ma non si muove
 

Umberto Cavenago presenta un piccolo lavoro che è la quintessenza di un paradosso.
Un paradosso di origine glaciale rivisitato dalla ragione calcolante. Capace di restituire l’incrocio tra il momento dell’intuizione e la progettualità scientifica, Cavenago predispone un intervento minimo, incentrando l’attenzione su un elemento dal carattere decisamente geometrico, quasi ludico e luminoso per come si presenta all’interno dello spazio.
Il piccolo poliedro destabilizzato, che è il risultato di una riscrittura di un esaedro troncato con facce irregolari che annullano tutti gli angoli a 90 gradi, con un richiamo ad un elemento naturale dal motivo misterioso: il masso erratico.
Per definizione il masso erratico è un masso (di dimensioni variabili e se ne conoscono parecchi) che non è immobile, almeno per lo sguardo e i tempi umani. Ha difatti una cadenza geologica, lentissima, indefinita; la sua condizione, quasi filosofica, è quella dello spostamento infinitesimale.
Cavenago immagina così una forma disegnata dal caso, e costruisce di rimando, un tetracaidecaedro, un solido archimedeo con numerose facce e spigoli nati da un poliedro regolare pronto allo spostamento e all’appoggio sul piano orizzontale, una forma legata all’incidentalità dell’errare. È collocato sul piano di calpestio, in uno spazio circolare ottenuto dallo scostamento delle foglie secche, come a richiamare un vuoto dato da un possibile impatto (si credeva infatti che i massi erratici arrivassero dal cielo, dagli astri, come pietre scagliate dagli dei). In Erratico accidentale razionalità e causalità si incontrano.


Luca Scarabelli

Photo © Luca Scarabelli
Photo © Luca Scarabelli
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