Motocicletta, 2019

Marmo rosa del Portogallo, alluminio, acciaio e Teflon
145 × 200 × 45 cm
Velocità sospesa tra marmo e metallo
L’opera assume la silhouette di una motocicletta, ma non come semplice realizzazione funzionale; è piuttosto un oggetto contraddittorio, che contempla la forma leggibile di un veicolo e la sottrae alla sua funzione d’uso.
La motocicletta, nella storia recente, è icona di velocità, libertà, dinamismo, tecnologia e mito moderno: corpo meccanico che connette terreno e movimento, soglia di trasformazione tra uomo e spazio. In questa scultura, Cavenago conserva la silhouette riconoscibile del mezzo, ma ne smonta l’efficacia funzionale. La forma è disposta secondo un ordine rigido e frontalmente leggibile, come se fosse un disegno tecnico tridimensionale, esposto alla vista senza il suo contenuto operativo. 
L’uso del marmo rosa del Portogallo, materia geologica lavorata ma non sintetica, confronta il repertorio dell’industrializzazione con l’antica tradizione della scultura. La moto qui non è un veicolo da guidare, ma un segno senza motore, un volume che guarda avanti senza muoversi. Il marmo, accoppiato ad alluminio, acciaio e Teflon, stabilisce una tensione netta tra materia naturale e materiali tecnologici, tra peso e leggerezza, tra permanenza e potenziale dinamismo.
La rappresentazione della motocicletta si configura non come celebrazione del mito della velocità, ma come dispositivo di sospensione critica: l’opera sembra arrestare il movimento prima ancora che abbia inizio. La forma è completa e autosufficiente, ma la funzione è negata. Non è un ready‑made funzionale, né un prototipo: è un corpo scultoreo che scruta il proprio statuto di oggetto veicolare svuotato di efficacia pratica.
In questo senso, la motocicletta di Cavenago si pone come apertura verso una dimensione del pensiero formale, dove l’oggetto meccanico diventa struttura di riflessione. La scultura non è velocità, ma trattenimento della velocità; non è mobilità, ma immobilità che evoca dinamismo. La tensione tra materia e forma rimane sospesa, e così l’opera si configura come presenza inattiva di un’idea di movimento, riflettendo la distanza tra ciò che una motocicletta è e ciò che potrebbe essere.
L.B., 2022

Chiesa di Sant'Agostino, Pietrasanta

Photo © Bart Herreman

Motocicletta, 2019

Marmo rosa del Portogallo, alluminio, acciaio e Teflon
145 × 200 × 45 cm
Velocità sospesa tra marmo e metallo
L’opera assume la silhouette di una motocicletta, ma non come semplice realizzazione funzionale; è piuttosto un oggetto contraddittorio, che contempla la forma leggibile di un veicolo e la sottrae alla sua funzione d’uso.
La motocicletta, nella storia recente, è icona di velocità, libertà, dinamismo, tecnologia e mito moderno: corpo meccanico che connette terreno e movimento, soglia di trasformazione tra uomo e spazio. In questa scultura, Cavenago conserva la silhouette riconoscibile del mezzo, ma ne smonta l’efficacia funzionale. La forma è disposta secondo un ordine rigido e frontalmente leggibile, come se fosse un disegno tecnico tridimensionale, esposto alla vista senza il suo contenuto operativo. 
L’uso del marmo rosa del Portogallo, materia geologica lavorata ma non sintetica, confronta il repertorio dell’industrializzazione con l’antica tradizione della scultura. La moto qui non è un veicolo da guidare, ma un segno senza motore, un volume che guarda avanti senza muoversi. Il marmo, accoppiato ad alluminio, acciaio e Teflon, stabilisce una tensione netta tra materia naturale e materiali tecnologici, tra peso e leggerezza, tra permanenza e potenziale dinamismo.
La rappresentazione della motocicletta si configura non come celebrazione del mito della velocità, ma come dispositivo di sospensione critica: l’opera sembra arrestare il movimento prima ancora che abbia inizio. La forma è completa e autosufficiente, ma la funzione è negata. Non è un ready‑made funzionale, né un prototipo: è un corpo scultoreo che scruta il proprio statuto di oggetto veicolare svuotato di efficacia pratica.
In questo senso, la motocicletta di Cavenago si pone come apertura verso una dimensione del pensiero formale, dove l’oggetto meccanico diventa struttura di riflessione. La scultura non è velocità, ma trattenimento della velocità; non è mobilità, ma immobilità che evoca dinamismo. La tensione tra materia e forma rimane sospesa, e così l’opera si configura come presenza inattiva di un’idea di movimento, riflettendo la distanza tra ciò che una motocicletta è e ciò che potrebbe essere.
L.B., 2022

Giorgia Pirrone alla Galleria Lara e Rino Costa

Chiesa di Sant'Agostino, Pietrasanta

Photo © Umberto Cavenago

Chiesa di Sant'Agostino, Pietrasanta

Photo © Bart Herreman

Modellazione progettuale