Pattini a rotelle, 1989
Acciaio zincato
n.13 paia dal 34 al 46
Pattini a rotelle nº38 (Collezione privata, Roma)
"Umberto Cavenago" di Vittoria Coen
Umberto Cavenago comincia ad attraversare la storia dell'arte con veicoli (camion, pattini, motociclette...) dotati di ruote; queste ruote garantiscono movimento ma anche una conseguente instabilità, quella stessa che, ironicamente, nella seconda fase del suo lavoro, darà origine idealmente a quel "sostegno dell'arte" delle grandi cornici, colonne e travi telescopiche. L'indagine si sviluppa prevalentemente su due binari: quello della forma e quello della funzione. La forma è lineare, essenziale, sintetica, ammorbidita infine dalle ruote chele donano una straordinaria vitalità. La funzione è quella di ribaltare ironicamente i valori e le priorità cosiddetti "generi", per esempio, che, specialmente in passato, possono aver costituito un vincolo per una più libera interpretazione di un mondo ancora così misterioso come è quello dell'arte. La lamiera zincata è la veste di tutto questo, apparentemente fredda. Eppure questi "veicoli" sono avvolti da un'energia accattivante, da una sorta di antropomorfismo sottilmente funzionale al discorso dell'artista. La serie dei pattini a rotelle viene costruita rispettando le proporzioni reali: il numero trentasette è veramente il numero trentasette. Ogni rapporto è sempre pensato e niente viene lasciato alla casualità.
Pattini a rotelle nº45 (Collezione privata, Torino)
Photo © Studio Blu
Studio di Umberto Cavenago al Castello di Rivara nel 1989
Photo © Nadia Ponci
Pattini a rotelle nº45 (Collezione privata, Torino)
Photo © Studio Blu
A prova di scemo (autoritratto), 2005
Acciaio
19 × 30 × 35 cm
A prova di scemo (13 diversi esemplari dal nº34 al nº46), 1995
Acciaio Cor-Ten
16,4 × 25,7 × 21 cm
A prova di scemo, 1990
Acciaio zincato a caldo
30 × 12 × 18 cm