CHP1, 2006

Acciaio inox e alluminio
115 × 200 × 22 cm
La motocicletta
CHP1 è una nuova interpretazione dell'idea di motocicletta. Realizzata in lamiera di acciaio inox, la sua forma richiama ancora una volta quella di una moto da enduro, ma si distingue per una maggiore articolazione e complessità delle linee rispetto alle precedenti realizzazioni. La scelta dell'acciaio inox conferisce all'opera un aspetto luminoso e riflettente, capace di interagire con l'ambiente circostante. Le linee sinuose e le forme più elaborate non solo richiamano il dinamismo e l’agilità di una motocicletta, ma suggeriscono anche una sintesi tra arte e ingegneria, unendo estetica e funzionalità. Questa articolazione della struttura invita a riflettere sul concetto di movimento e sulla capacità della forma di evocare l'idea di velocità, pur mantenendo una condizione di immobilità. CHP1 diventa così un simbolo di potenziale, un invito a considerare non solo l'oggetto in sé, ma anche le emozioni e le esperienze che esso rappresenta.
Con le sue opere che evocano motociclette, Cavenago riesce a trasmettere una sensazione di avventura e libertà, sfidando le convenzioni e invitando lo spettatore a esplorare il confine tra arte e realtà. CHP1 stimola una riflessione profonda sulla relazione tra forma, spazio e movimento, lasciando intravedere le possibilità insite in un oggetto apparentemente quotidiano.
CHP1 è una scultura in acciaio inox e alluminio che assume la forma leggibile di una motocicletta da enduro, pur sottraendo alla silhouette ogni possibilità di funzionamento pratico.
La scelta del mezzo a due ruote non è neutrale: la motocicletta è icona di velocità, dinamismo e avventura, figura moderna di emancipazione e movimento. Cavenago conserva la struttura e la leggibilità del veicolo, ma ne sospende la funzione. La scultura non è un mezzo di trasporto; è un corpo sognato, fermo nella sua immobilità, che trasmette un potenziale mai realizzato.
L’impiego dell’acciaio inox, con la sua superficie riflettente e lucente, trasforma la forma meccanica in un dispositivo visivo: la scultura interagisce con lo spazio circostante, riflette la luce, crea variazioni percettive. L’alluminio, leggero e asettico, contrasta con la densità dell’acciaio, ponendo l’opera in una tensione interna tra peso visivo e leggerezza formale.
In CHP1 la motocicletta non è un ready‑made funzionale né un modello “realistico”: è piuttosto un oggetto simbolico sospeso tra presenza e assenza di movimento. Le sue linee più articolate rispetto ad altri veicoli di Cavenago rivelano una maggiore complessità di segno, che richiama non tanto l’uso effettivo quanto la percezione del moto. L’opera suggerisce velocità senza mai divenire movimento; evoca agilità pur restando immobile.
La scultura si iscrive nella linea di ricerca di Cavenago che mobilita forme riconoscibili per disattivarne l’efficacia tecnica, trasformando il veicolo in dispositivo critico. Non è un corpo da guidare, ma da osservare; non è attore nel paesaggio, ma presenza che lo interroga. Il mezzo diviene così un margine, un potenziale sospeso, che rimanda alle categorie di esperienza — movimento, velocità, libertà — senza perseguirle.
In CHP1 il limite tra scultura e macchina scompare per riformularsi: la forma veicolare non è abolita, ma privata di funzione, sospesa in un regime di virtualità. Il mezzo non si muove, ma convoca il pensiero del movimento nello spazio, trasformando ogni visione in un atto di contemplazione attiva.

Photo © Alessandro Zambianchi

CHP1, 2006

Acciaio inox e alluminio
115 × 200 × 22 cm
La motocicletta
CHP1 è una nuova interpretazione dell'idea di motocicletta. Realizzata in lamiera di acciaio inox, la sua forma richiama ancora una volta quella di una moto da enduro, ma si distingue per una maggiore articolazione e complessità delle linee rispetto alle precedenti realizzazioni. La scelta dell'acciaio inox conferisce all'opera un aspetto luminoso e riflettente, capace di interagire con l'ambiente circostante. Le linee sinuose e le forme più elaborate non solo richiamano il dinamismo e l’agilità di una motocicletta, ma suggeriscono anche una sintesi tra arte e ingegneria, unendo estetica e funzionalità. Questa articolazione della struttura invita a riflettere sul concetto di movimento e sulla capacità della forma di evocare l'idea di velocità, pur mantenendo una condizione di immobilità. CHP1 diventa così un simbolo di potenziale, un invito a considerare non solo l'oggetto in sé, ma anche le emozioni e le esperienze che esso rappresenta.
Con le sue opere che evocano motociclette, Cavenago riesce a trasmettere una sensazione di avventura e libertà, sfidando le convenzioni e invitando lo spettatore a esplorare il confine tra arte e realtà. CHP1 stimola una riflessione profonda sulla relazione tra forma, spazio e movimento, lasciando intravedere le possibilità insite in un oggetto apparentemente quotidiano.
CHP1 è una scultura in acciaio inox e alluminio che assume la forma leggibile di una motocicletta da enduro, pur sottraendo alla silhouette ogni possibilità di funzionamento pratico.
La scelta del mezzo a due ruote non è neutrale: la motocicletta è icona di velocità, dinamismo e avventura, figura moderna di emancipazione e movimento. Cavenago conserva la struttura e la leggibilità del veicolo, ma ne sospende la funzione. La scultura non è un mezzo di trasporto; è un corpo sognato, fermo nella sua immobilità, che trasmette un potenziale mai realizzato.
L’impiego dell’acciaio inox, con la sua superficie riflettente e lucente, trasforma la forma meccanica in un dispositivo visivo: la scultura interagisce con lo spazio circostante, riflette la luce, crea variazioni percettive. L’alluminio, leggero e asettico, contrasta con la densità dell’acciaio, ponendo l’opera in una tensione interna tra peso visivo e leggerezza formale.
In CHP1 la motocicletta non è un ready‑made funzionale né un modello “realistico”: è piuttosto un oggetto simbolico sospeso tra presenza e assenza di movimento. Le sue linee più articolate rispetto ad altri veicoli di Cavenago rivelano una maggiore complessità di segno, che richiama non tanto l’uso effettivo quanto la percezione del moto. L’opera suggerisce velocità senza mai divenire movimento; evoca agilità pur restando immobile.
La scultura si iscrive nella linea di ricerca di Cavenago che mobilita forme riconoscibili per disattivarne l’efficacia tecnica, trasformando il veicolo in dispositivo critico. Non è un corpo da guidare, ma da osservare; non è attore nel paesaggio, ma presenza che lo interroga. Il mezzo diviene così un margine, un potenziale sospeso, che rimanda alle categorie di esperienza — movimento, velocità, libertà — senza perseguirle.
In CHP1 il limite tra scultura e macchina scompare per riformularsi: la forma veicolare non è abolita, ma privata di funzione, sospesa in un regime di virtualità. Il mezzo non si muove, ma convoca il pensiero del movimento nello spazio, trasformando ogni visione in un atto di contemplazione attiva.

Photo © Alessandro Zambianchi

Photo © Alessandro Zambianchi

Photo @ Helenio Barbetta