Contenitore (con pietra squadrata) si presenta come un dispositivo di relazione tra materia artificiale e massa naturale. È composto da un parallelepipedo verticale in lamiera zincata, secco, rettilineo, calibrato nelle proporzioni, e da un blocco di travertino squadrato che ne accompagna la base. Le dimensioni dichiarate configurano il primo come un volume essenziale di 200 × 30 × 15 cm, mentre la pietra cubica misura 15 × 15 × 15 cm.
Il parallelepipedo è portatore di una grammatica costruttiva industriale: superfici piane, angoli retti, assenza di aggettanze. È un profilo rigido, mutuato dal repertorio della produzione meccanica, implicato nel rigoroso ordine del taglio e della piega. Dal fronte superiore del suo sviluppo emerge un vuoto quadrato, una finestra cieca, che non apre realmente una via di passaggio ma propone una condizione di contatto visivo con lo spazio antistante. Questo foro, privo di profondità funzionale, è puro riferimento spaziale, soglia che indica senza attraversare.
Alla base di questo volume artefatto, la pietra squadrata esercita una presenza contraria. La sua forma si avvicina alla geometria, ma la sua sostanza, il travertino, porta in sé la storia dei processi naturali: sedimentazione, pressione, metamorfosi. La pietra, pur sagomata, conserva la memoria del tempo geologico e del gesto naturale, contrapponendosi alla regolarità della lamiera, alla sua costruzione meccanica.
L’opera si dispiega come un confronto silenzioso tra due logiche di produzione della forma: da un lato il protocollo industriale, dall’altro la materia naturale modificata dall’uomo ma non sintetizzata dall’industria. Il contenitore non accoglie nulla di esplicito, non prescrive un uso. Il vuoto superiore non è passaggio, la pietra non è supporto. Sono presenze che si richiamano, coesistono, si differenziano.
In questo gesto, la scultura assume la postura di interrogare la relazione tra processo di fabbricazione e alterazione naturale: non si limita a rappresentare forme geometriche, ma costringe a misurare il margine semantico tra ciò che è prodotto e ciò che è trasformato. La lamiera come paradigma dell’industrializzazione; la pietra come residuo del tempo prima della produzione. L’una è superficie tesa all’efficienza formale, l’altra massa che testimonia forze primordiali.
Contenitore (con pietra squadrata) non domanda una lettura affettiva né propone un uso funzionale. Lavora per contrasti, presenza e allusività: la lamiera impone l’ordine del progetto, la pietra ripropone l’ordine del tempo. L’opera, così, attiva uno spazio critico in cui la scultura non risolve – costruisce invece uno scarto, una distanza, un interrogativo.
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