Eccentrica Immaginaria, 2017
Alluminio e acciaio
80 × 450 × 120 cm
Photo © Bart Herreman

Un anello. Un volume immaginario collocato all'interno lo spazio Surplace di Varese ma che esce allo scoperto e si formalizza concretamente fuori dalle sue due finestre. Come se lo spazio non potesse contenerlo completamente.
Le finestre lo profilano plasmandone la forma e modellandolo

Eccentrica immaginaria
Umberto Cavenago e l'installazione per Surplace a Varese

 

Accostarsi all’immaginario è predisporsi a sentire un racconto di qualcosa che non c’è, a vedere qualcosa in potenza, proiettarsi in una apparizione.
Se ci si trova a camminarci nel mezzo, poi, la possibilità diventa atto percettivo, evento di cui si fa esperienza diretta.
Cavenago – che sfida continuamente lo spazio costruendo macchine fisiche che sono anche “veicoli” per mondi immaginari che prendono forma dalla sua passione per la cultura del progetto intrecciata con la passione per la cultura artistica – ci porta a confrontarci con una contingenza in cui lo scarto retorico dell’immaginazione è relativo, perché anche in absentia ci fa percepire il mondo delle cose, le porta in scena in un equilibrio perfetto tra sottrazione e presenza.
La sua è una dialettica di incontro tra l’immagine mentale e l’immagine materiale, interdipendenti come scrive Augé in La guerra dei sogni. Sogni e icone che si rincorrono, il come e il cosa. Trasparenza e opacità in fieri direbbe Danto.
La parte più complessa di Eccentrica immaginaria, opera site specific per lo spazio Surplace, è stata la sua traduzione in un disegno-cosa. Il primo momento in cui l'idea si fissa è già di per sé un atto costruttivo, la procedura rappresentativa che vi si manifesta a livello eidetico – come immagine mentale, che qui a ben vedere non si perde del tutto – è materializzata in una forma dinamica, proiettata nello spazio per articolarlo: una sfida, visto che un problema è stato quello di trasferire nella realtà una parte del percorso perimetrale di un settore di corona circolare eccentrica rastremata.

La sua cultura legata alla funzione è molto fisica, tecnica, produttiva e contemporaneamente sottilmente intellettuale. Una parete dello spazio espositivo Surplace diventa il “terreno percettivo” che organizza topologicamente il “materiale visivo”.
L’elemento architettonico della parete seziona la forma e crea un confine tra ciò che è visibile e concreto, e ciò che è immaginato e dissimulato. Le  finestre dello spazio, principali elementi di trasformazione, sono il motivo concreto che ha determinato le dimensioni e la collocazione dell’opera.

Cavenago parte sempre da uno stereotipo per rileggerlo, ribaltarlo, come minimo sfruttarlo per dargli una spinta altrove.
Eccentrica immaginaria è un dispositivo scultoreo che dimora fuori e dentro.
La sua parte eidetica dentro, la fisica fuori.
L’immagine è un processo disvelato e qui il rappresentato si da in un’immagine concreta. È ancora scultura la parte interna? La parte esterna (che disegna in modo nuovo il muro dell’edifico, a cui ci si avvicina con una scala metallica di servizio, passandoci giusto sotto) è sufficiente al racconto? In un gioco di sineddoche visiva in una parte dell’opera nessuna materia è data, ma qualcosa ci dice che è lì, non ci si può sbattere la testa contro, ma la sensazione è di trovarsi in presenza di qualcosa. Nella parte esterna la testa, invece, può effettivamente sbatterci contro. Lo sguardo dello spettatore (vigile e attento nella salita esterna, acuto e interrogativo all’interno) gli da voce.
Cavenago misurando lo spazio, e noi con lui, riflette sulle possibilità costruttive di un oggetto – il desiderio e l’oggetto – ma anche su come la scultura può incidere sullo spazio e sul tempo (l’opera è fortemente legata al luogo), ci invita a camminare nel vuoto dell’ambiente dentro un’eccentrica visione.
Dalle finestre dello spazio espositivo - che costituiscono una parte della dimensione immateriale - volgendo lo sguardo verso l’esterno, ma all’interno della scultura, si vede qualcosa che risucchia non solo la percezione visiva, ma anche quella uditiva, tramite la presenza di un condotto nel quale quello che si vede e si dice torna indietro.
Sì perché Eccentrica immaginaria è anche una macchina che conduce il suono, lo manifesta come atteggiamento… è un attimo bisbigliare o urlare dentro la sua forma per sentire se qualcosa esce dall’altra parte. Una voce-suono che è anche una prova colore, una prova d’effetto, una prova di geometria costruttiva…ascolta di là le mie parole. Una scultura ascoltata.
Si tratta di un dispositivo eccentrico che ci permette di capire vedendo e di trasmettere un senso che si costruisce “abitandolo”, facendone esperienza, diventandone misura.
C’è il porre e il levare, che è l’antico gioco del fare scultura, ma traslato in forma architettonica eccentrica e immaginativa: ovvero una cosa c’è, e poi non c’è ma c’è e lo spazio vibra.
Noi siamo nell’opera.
 

Luca Scarabelli 

Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Il prof. Paolo Sandano
Photo © Umberto Cavenago
Photo © Bart Herreman
Photo © Bart Herreman
Photo © Luca Scarabelli
In corso di allestimento presso Surplace. Zentrum, Varese 2017
Photo © Luca Scarabelli
Adorabile, 2018
Spot laser e computer
Misure ambiente
C-DUU, 2011
Pastello e acrilico su carta
140 × 220 cm
Caraglio line, 2010
Spot laser e alluminio
165 × 6 × 450 cm
Cristini Line, 2009
Spot laser e oggetti trovati nello studio di Ermanno Cristini a Varese
Dimensioni ambiente
CHP1, 2006
Pastello e acrilico su carta
150 × 230 cm
La forma del movimento, 2004
Matita grassa e acrilico su cartoncino
15 × 21 cm
Eccentrico supporto, 2000
Stampa su alluminio
60 × 60 cm
Veicolo, 1999
Pastello e acrilico su cartoncino
18 × 25 cm
Anello, 1994
Acciaio inox e cuscinetti a sfera
500 × 80 × 80 cm
Cubo, 1993
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Cubo, 1991
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Progetto per "A sostegno dell'Arte" , 1991
Disegno a matita su carta
18 × 25 cm
Veicolo, 1990
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Enduro, 1989
Pastello e acrilico su carta
140 × 250 cm
Autobotte, 1988
Acrilico e pastello su tela
Progetto per Half Ton, 1988
Inchiostro su carta
18 × 18 cm
Gregorio, 1988
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Home, 1988
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm
Progetto per Camion a T, 1988
Matita grassa e acrilico su cartoncino
21 × 15 cm