Erratico reversibile risponde alla domanda con un oggetto. Sessanta centimetri per lato, lamiera di acciaio Cor-Ten, un nucleo e una serie di piramidi tenute insieme da magneti: nessuna saldatura, nessun vincolo definitivo. La forma del masso c’è, ma può essere smontata e ricomposta altrimenti.
È un procedimento a togliere ribaltato. La scultura non avanza più per esclusioni irreversibili verso un’unica figura: ogni configurazione resta aperta, ogni assetto è provvisorio. La forza che tiene insieme le parti è la stessa che ne consente la separazione.
Ne deriva una scultura che non conosce lo stato finito. Non c’è un originale da conservare, ma un insieme di elementi e di possibilità; non un monumento, ma un dispositivo temporale in cui la forma compare, si ritira e si ripresenta diversa. La rimozione non è perdita: è il ritorno, sempre possibile, alla materia di partenza.
In questa apertura Cavenago sovverte l’atto stesso dello scolpire. La solidità immutabile che la tradizione chiedeva alla scultura cede il posto a una tensione verso l’indeterminato: un enigma formale che si può smontare, ricomporre, far rinascere.
L.B.