Gregor non porta un titolo arbitrario: nomina Gregor Samsa, il protagonista de La metamorfosi di Franz Kafka, che una mattina si risveglia trasformato in un insetto, riverso su una schiena «dura come una corazza».
Gregor Samsa è un commesso viaggiatore. La sua vita coincide con lo spostamento: treni, orari, campionari, città sempre diverse. La metamorfosi lo colpisce esattamente lì, nella funzione che lo definisce. L’uomo che viveva per partire si ritrova sul dorso, incapace persino di alzarsi dal letto.
Cavenago traduce questa condizione nel proprio linguaggio, quello del veicolo. La scultura è un piccolo mezzo d’acciaio rovesciato: la base curva è diventata il dorso, i quattro cilindri forati, che dovrebbero essere ruote, puntano verso l’alto come zampe. In un lavoro fatto di ruote e di movimento trattenuto, Gregor è il mezzo che non può più muoversi. Il dorso curvo non gli consente nemmeno di stare fermo: può soltanto dondolare, come lo scarafaggio che non riesce a raddrizzarsi. Il movimento sopravvive, ma senza direzione.
Le misure, 29,7 × 21 × 21 centimetri, sono quelle del foglio A4, il formato più comune, esteso nella terza dimensione: il corpo mutato prende la misura più ordinaria che esista, quella della pagina.
Rispetto alla versione del 2008, pensata per la parete, l’opera torna alla giacitura del disegno del 1988: un corpo disteso, che oscilla sul proprio dorso senza poter tornare sulle ruote.
L.B., 2022