Umberto Cavenago

L'Arte stanca, 1993

Acciaio inox e cuscinetti a sfera

60 × 3200 × 60 cm

IN FORMA, Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato
12 giugno - 9 settembre 1993 a cura di Ida Panicelli


Visitare quattro sale tagliando in diagonale il museo, restando comodamente seduti

Il titolo va letto per quello che dice: l'arte stanca. Non è l'opera ad affaticarsi, è chi entra nel luogo dell'arte. Ogni museo che si rispetti lo mette in conto e predispone il rimedio: la panca, arredo discreto, mobile di servizio, luogo deputato alla tradizionale seduta contemplativa davanti al capolavoro. Il Museo Pecci ne era privo. Cavenago fornisce il rimedio mancante, site specific, e ne fa il lavoro, ma lo restituisce in una forma che il riposo non lo concede. Ad attendere il visitatore stanco ci sono trentadue metri di percorso su una panca veicolo in acciaio inox a sezione di parallelogramma: una sagoma che somiglia meno a una comoda seduta in legno e velluto che a una lama, poggiata su una fila di cubi di cinquanta centimetri di lato, fissati a pavimento a intervalli regolari, ciascuno attrezzato in sommità di sfere reggenti. Ci si siede e, da seduti, si scorre. La sosta diventa transito. L'ironia non sta in un ammiccamento, sta nel dispositivo: al pubblico si offre una panca coltello, e chi vi si abbandona, stando al gioco, scopre di aver messo in moto qualcosa.
Nessun motore, nessuna alimentazione. L'energia è quella del pubblico, che nell'atto di cedere alla stanchezza diventa il meccanismo. È il rovesciamento del topos museale della contemplazione statica: non si guarda da fermi, ci si sposta, e con lo spostamento la lettura dello spazio espositivo si frantuma in una successione di scorci variabili. Cavenago ha momentaneamente sospeso le grandi ruote dei veicoli e dei pilastri e ha ridotto la meccanica al cuscinetto a sfera: dal veicolo allo scorrimento. Le dimensioni della macchina calano, la potenzialità dinamica no.
La misura, del resto, non è scultorea ma architettonica. Trentadue metri non sono una lunghezza, sono la pianta del museo presa di petto: la panca non occupa una sala, ne infila quattro, attraversa le partizioni murarie e le taglia in diagonale, contro l'ortogonalità che regge l'edificio. L'architettura fissa gli assi, il percorso, la successione dei vani; questo elemento d'arredo li contraddice a quota sessanta centimetri, e nel farlo assume su di sé un compito che era dell'edificio: dare direzione. È lo stesso gesto orientativo del colonnato est ovest al Martin-Gropius-Bau e del piano di parallelogrammi mobili di A sostegno dell'Arte. E, come già in Piedistallo, 1989, ciò che nel museo ha funzione ancillare, quella di reggere, ospitare, far riposare, smette di servire l'arte e ne prende il posto.
Ferma, l'opera si offre come scultura seriale: ritmo regolare di cubi, barra continua, geometria costruttiva. Attivata, è un utensile. La parete si comporta come una superficie tesa e la lama d'acciaio la attraversa, apre il vano oltre di essa, dichiara che c'è spazio dietro il piano. Un'operazione che a Milano, quarant'anni prima, era già stata condotta su una tela con un gesto secco e definitivo, e che qui viene rifatta in pianta, lentamente, alla velocità di uno spettatore seduto. Il lavoro vive in questa oscillazione tra arredo e congegno, e a deciderla è la stanchezza di chi entra.

Una panca che attraversa il museo

Nei musei, la panca assume il ruolo di luogo per il riposo contemplativo, fungendo anche da elemento d’arredo tradizionale. La panca mobile in acciaio, L’Arte stanca (1993), posizionata su una serie di supporti fissati al pavimento e dotata di sfere reggenti per facilitare il movimento, consentiva al pubblico seduto di percorrere diagonalmente le sale del Museo Pecci di Prato, toccandone le estremità. Questo apparente elemento d'arredo, capace di spostarsi da un'estremità all'altra del museo, perdeva la sua rassicurante staticità: l'uso e il suo movimento conferivano una `funzione` aggiuntiva, una caratteristica che, al di là del contesto artistico tradizionale, introduceva un nuovo attributo su cui sarebbe stato basato il lavoro successivo di Cavenago.


Ida Panicelli, In forma (cat.), Charta, Milano 1993

Umberto Cavenago sposta l’ottica verso la geometria costruttiva per decifrare, attraverso le sue meccaniche costruzioni, le coordinate del transito degli osservatori.


Nell’apparente sistematicità degli elementi costitutivi – cubi in acciaio di 50 cm di lato posti a distanza regolare gli uni dagli altri, su una lunghezza di 32 m – Cavenago ci costringe ad una gimcana ottica che non consente una lettura unidirezionale dell’opera. Attraversando le quattro sale espositive, L’Arte stanca ne costituisce il fulcro, ma ne esalta anche il dinamismo spaziale, rompendo l’ovvietà degli assi architettonici. Abbandonate le sue precedenti costruzioni monumentali montate su grandi ruote, qui Cavenago ha ridotto le dimensioni ma non le potenzialità dinamiche delle sue macchine. Le piccole sfere, poste sulla faccia superiore delle singole strutture, consentono il movimento della panca poggiata sui cubi, offrendo così una possibilità di seduta allo spettatore in ogni sala. Ironizzando così sull’idea di percezione statica dell’opera, Cavenago porta l’attenzione sulla responsabilità dell’osservatore e sulla necessità di un suo coinvolgimento fisico ed emotivo alla vita dell’arte.

L'Arte stanca

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo © Antonio Maniscalco
Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo © Antonio Maniscalco

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo © Antonio Maniscalco

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo @ Nadia Ponci

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo @ Umberto Cavenago

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Peccii, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Peccii, Prato

Photo © Antonio Maniscalco

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo @ Umberto Cavenago

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo @ Umberto Cavenago

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Installazione al  Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo @ Umberto Cavenago


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