Il Po sale e Sweet Home si stacca da terra, si allinea alla corrente e supera il collaudo più severo che esista, quello del fiume. Puntuale come l’idrometro di Borgoforte, sale anche l’indignazione: «sperpero di denaro pubblico».
Vediamo allora chi ha sperperato. I 103.300 euro non sono usciti dalle tasche dei suzzaresi. Il Museo Galleria del Premio Suzzara li ha vinti con il bando PAC2020 – Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura italiano, in gara con musei di tutta Italia, e il progetto è stato selezionato tra i migliori. Sono soldi che esistono per un solo scopo: portare arte contemporanea nel patrimonio pubblico. Se Suzzara non li avesse vinti, non sarebbero diventati asili, buche riempite o lampioni nuovi. Sarebbero finiti a un altro museo, magari con meno polemiche. L’accusa, a ben guardare, è rivolta al Ministero, colpevole di aver premiato un progetto inutile. A Roma, immaginiamo, tremano.
Resta il pulpito. A denunciare lo sperpero è lo stesso Consiglio comunale che poche settimane prima aveva portato in aula un barbecue. Alcuni ragazzi avevano usato la casa come casa, cioè esattamente come era stata pensata, e l’avevano pure documentato sui social: prima e unica inaugurazione popolare dell’opera, a costo zero per l’erario. Lo denuncia lo stesso Comune che ha speso 3.450 euro in cartelli per spiegare ai cittadini che a un’opera d’arte pagata con soldi pubblici non ci si può avvicinare.
Ricapitolando: lo Stato italiano paga per costruire una casa, il Comune paga per vietare di entrarci e il Consiglio comunale discute di chi ci è entrato lo stesso. Se c’è uno sperpero, ha la forma di un cartello di divieto. Intanto l’opera galleggia, e le polemiche, come i tronchi, tornano a galla a ogni piena.